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Coltivatore Diretto o IAP...quali differenze?

Coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale? Che differenza c’è tra le due figure? Qual è la figura professionale più vantaggiosa da un punto di vista fiscale e previdenziale? Queste sono le domande che si fanno molte persone quando si avvicinano al tema per la prima. Certo il tutto non si può risolvere con un semplice articolo, ma possiamo provare a chiarirci un po’ le idee.

 

Il coltivatore diretto è, secondo la legge italiana (artt. 1 e 2 L. 1047/57, come integrati e modificati dalla Legge 9/63), colui che si dedica direttamente e abitualmente alla coltivazione dei fondi e all’allevamento degli animali, sempreché la complessiva forza lavorativa del nucleo familiare non sia inferiore ad un terzo di quella occorrente per le normali necessità della coltivazione del fondo, dell’allevamento e del governo degli animali.

Sarà per giunta egli stesso essere il lavoratore principale della propria terra o di quella presa in affitto, così come specifica l’art. 1647 del codice civile che, in materia di affitto, dispone che l’affittuario deve coltivare il fondo con il lavoro prevalentemente proprio e di persone della propria famiglia: la manodopera dipendente, pertanto, deve essere inferiore alla metà di quella occorrente per l’attività agricola.

Ai fini previdenziali, l’iscrizione negli elenchi dei coltivatori diretti è curata dall’inps e come unico requisito oggettivo e soggettivo, il lavoratore deve svolgere annualmente non meno di 104 ore di lavoro.

La figura dell’imprenditore agricolo professionale (IAP) invece è più recente ed è stata introdotta dal D.lgs. 29 marzo 2004, n. 99, il quale stabilisce che è imprenditore agricolo professionale (IAP) colui che:

  • È in possesso di conoscenze e competenze professionali quindi: avere un Diploma di Laurea in Scienze Agrarie o Forestali, Medicina Veterinaria, Scienza delle Produzioni Animali, Scienza delle Tecnologie Alimentari, o Diploma Universitario nelle medesime aree o ancora Diploma di Istituto Tecnico Agrario o professionale con indirizzo agrario o esercitare attività agricola come titolare, contitolare, coadiuvante familiare, amministratore, lavoratore agricolo per almeno un triennio in data antecedente alla presentazione della domanda di riconoscimento della qualifica o essere in possesso di Attestato di frequenza con profitto a corsi di formazione professionale in agricoltura, organizzati in attuazione di normative comunitarie, statali o regionali e dove il numero di ore di frequenza del corso varia secondo la regione;
  • Dedica alle attività agricole previste dall’art. 2135 del codice civile  (E’ imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse…),  direttamente o in qualità di socio di società, almeno il il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo;
  • Ricava dalle attività svolte almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro (le pensioni di ogni genere, gli assegni a esse equiparati, le indennità e le somme percepite per l’espletamento di cariche pubbliche, ovvero in associazioni e altri enti operanti nel settore agricolo, sono escluse dal computo del reddito globale da lavoro).

Le caratteristiche su indicate riguardanti il tempo e il reddito globale non riguardano le zone svantaggiate nelle quali, secondo l’art. dall’art. 17 (CE) n. 1257/1999, i requisiti elencati sono ridotti al 25%.

Com'è possibile vedere, il legislatore ha posto delle soglie minime di tempo e guadagno, oltre che requisiti di professionalità, per classificare l’imprenditore agricolo professionale.

Da un punto di vista fiscale e previdenziale il D.Lgs. n. 99/2004 equipara la figura dello IAP, se iscritto nella gestione previdenziale e assistenziale, a quella del coltivatore diretto: tale equiparazione consente all’imprenditore agricolo professionale di usufruire delle agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie previste dalla normativa in vigore a favore dei coltivatori diretti.

Di conseguenza, gli imprenditori agricoli professionali possono usufruire delle agevolazioni previste dalla legislazione a favore della piccola proprietà contadina o della imprenditoria agricola professionale, per cui l’atto di acquisto di terreni agricoli è soggetto all’imposta catastale nella misura dell’1%, mentre le imposte di registro e ipotecaria si applicano nella misura fissa di 168 euro ciascuna. Gli stessi soggetti possono beneficiare anche dell’esenzione dal contributo di costruzione per i fabbricati rurali.

La differenza sostanziale sta nel fatto che il coltivatore diretto, ha, in via esclusiva, il diritto di prelazione per l’acquisto del terreno coltivato in affitto da almeno due anni, ovvero, se proprietario dei terreni confinanti, ha il conseguente diritto di riscatto. La legge richiede inoltre che l’acquisto del fondo oggetto della prelazione, in aggiunta a quelli già posseduti, non superi il triplo della capacità lavorativa della famiglia. 

Concludendo, la differenza principale tra imprenditore agricolo e coltivatore diretto sta più che altro nella classificazione professionale e di competenze, sicuramente maggiori nel caso di imprenditore agricolo professionale, ma nella sostanza fiscale e previdenziale, si può dire che le due figure professionali possono considerarsi equiparate.

 

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